Grind Freaks Mini Tour: Human SlaughterHouse \ One Day in Fukushima - 01/10/2017

Cercherò di spiegarvi brevemente la differenza tra “underground” e “mainstream”.
Da un lato, abbiamo band “piccole”, che tentano il tutto per tutto per riuscire a sfondare, o almeno ad affermarsi in un panorama ormai stracolmo.
Dall’altro abbiamo band che sono riuscite in quell’intento, ottenendo enormi schiere di fan veneratori.
Anche per i live è così: nell’underground troviamo concerti piccoli, intimi, dove le band si uniscono per pagare strumentazione e viaggio, tutto di tasca loro. Dall’altra, concerti enormi in locali da centinaia di persone, o addirittura stadii, con scenografie spettacolari e divertenti giochi di luce.
Quello che sto per raccontarvi è un concerto underground, ma uno di quelli che, secondo chi scrive, trascende qualsiasi concezione musicale, qualsiasi ideologia e catalogazione.

Dopo una data a Lecce in un mattatoio abbandonato, il Grind Freaks Mini Tour si sposta a Bari, in una location tenuta segreta fino all’ultimo secondo. Ma andiamo con ordine.
Dopo aver creato un evento su Facebook, gli Human Slaughterhouse chiedono ai soli veramente interessati di dare la loro disponibilità per la serata. Una volta raccolte le adesioni, ci danno appuntamento alle 21 alla Piazzetta dei Papi, in quel di Poggiofranco, frazione di Bari.
Radunati gli spettatori, le due band ci portano nella location, a 5 minuti dalla piazzetta: la sala prove degli Human Slaughterhouse, un garage a 2 piani sotto terra.
Siamo una quarantina di persone, c’è della ottima birra congelata a basso prezzo e l’atmosfera perfetta per il genere che sta per spaccarci i timpani. Le premesse ci sono tutte.




Aprono la serata i baresi Human SlaughterHouse, che dopo averci raccomandato (ironicamente) di non fumare e pogare, aprono le danze con il loro deathgrind brutale e senza compromessi. Purtroppo veniamo interrotti dopo la prima canzone, in quanto in un garage vicino stavano guardando una partita di calcio, e mancavano 10 minuti alla fine. Per il quieto vivere e per evitare risse, la band decide di fermarsi per 10 minuti,  che passano velocemente tra una birra e una cover di Marcella Bella. Un countdown gridato da noi scandisce la ripresa del concerto, che continua fortuanatamente senza interruzioni.
La prestazione del quartetto è maiuscola, mastodontica. L’atmosfera intima, e il fatto che stessero suonando nella loro sala prove, fa si che la band si diverta e faccia divertire il pubblico, sentendosi e facendoci sentire a proprio agio, con il cantante Giovanni che tra facce buffe e battute in dialetto ci massacra i timpani con il suo growl cavernicolo. Enorme anche la prestazione della band, che crea un muro sonoro fatto di riff tecnici dal timido Andrea, linee di basso che fanno tremare i muri suonate da Nicola  e blast beats ultra tecnici del grande Andrea. Purtroppo il set finisce, senza bis che di certo non avrebbe guastato, ma ci va benissimo anche così.
Un breve cambio di strumentazione, e siamo pronti a farci massacrare dai One Day in Fukushima.



Gli ebolitani One Day in Fukushima prendono il comando, proponendoci una setlist abbastanza lunga ma compatta e brutale, con il loro grindcore-noisegrind velocissimo e sporco, grezzo.
Fortunatamente il concerto non riceve interruzioni, senza quindi sforare la tabella di marcia. La band è tremenda, veloce e brutale, con il cantante Valerio che con le sue urla disumane, alternando scream e growl, rende la musica, già brutale di suo, ancora più estrema.
Anche gli altri musicisti non scherzano, assolutamente, con la chitarra veloce e distortissima di Fabrizio, il basso pesante e compatto di Vincenzo, e una batteria suonata quasi interamente in blast beat, per tutta la durata del concerto.
Nelle canzoni dei One Day trovano spazio anche degli assoli, cosa assai rara nel genere ma assolutamente gradita. Nota d’eccezione (non me ne vogliano gli altri componenti della band) va al batterista Cosimo, che non cede per un secondo, una drum machine vivente, in quanto non è assolutamente facile resistere a quella velocità senza sbagliare neanche un colpo, neanche un battito.
La band ci concede un paio di bis, in cui non può che mancare il pogo finale, quello epico e quasi commovente.

Si chiude la serata. Abbiamo le orecchie chiuse, i timpani chiedono pietà, ma si rimane lì, a scambiare chiacchiere con i membri delle band e a stringere mani, fare complimenti ai fantastici musicisti e scambiare  altre chiacchiere con i membri di altre band, presenti alla serata come spettatori.
Tutto questo ha reso questo concerto epico, memorabile e unico sicuramente per anni, ed è un bene, anzi un dovere raccontare e imprimere questa serata in parole.
Non ci sono foto, in quanto abbiamo preferito tutti quanti goderci la serata, tra un mosh e un headbanging, ma vi lascio i link delle pagine Facebook delle band, a breve ci saranno video.
Senza ombra di dubbio, un concerto memorabile nella sua semplicità.

Antonio R.




Human SlaughterHouse:
01. Infectious Disease
02. Out of the Wounds
03. Reborn Intent (brano inedito)
04. Baptized with Filth
05. Your  Grief Lives Among the Dead
06. Walk to the Path of Servitude


One Day in Fukushima:
01. Assface pt.1
02. Sawney's Eyes
03. Exoskeleton
04. Automi
05. Desomorfina
06. Oblio
07. Spero Venga La Guerra (cover Wretched)
08. Assface pt.2
09. Leatherchrist
10. Toxifissione
11. Waterboarding
12. Deus Ex Machina
13. Bhopal Inc.
14. Prypiat Syndrome
15. Ipnosi Dell'Assente
16. Stench Of Rotten
17. La Giustizia Degli Spaventapasseri
18. Gabbia Toracica
19. Black Hole Of Calcutta
20. Giù La Testa
21. Bergoglio's Fistful Of Sanctity


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